Due dei casinò Mayfair di Londra si stanno trovando (in fasi diverse e per ragioni diverse) ad affrontare delle cause legali contro altrettanti giocatori con i quali ci sono stati contenziosi milionari, due storie diverse che mostrano in qualche modo le due differenti facce della stessa medaglia: quando “a provarci” sono i giocatori e quando invece sembrerebbe proprio un tentativo da parte del casinò stesso. Scopriamo entrambe le storie da vicino.

Crockfords Club vs Phil Ivey

Le attuali disavventure legali della catena Mayfair Casino a Londra, o almeno una parte di esse, stanno arrivando al traguardo per quanto riguarda il Crockfords Club posseduto dalla catena, per il quale è appena giunta la sentenza (a favore del casinò) da parte della Corte Suprema britannica che dopo ben otto anni ha chiuso il contenzioso con Phil Ivey, giocatore americano che chiedeva alla sala da gioco il pagamento di ben 7,7 milioni di sterline per una vincita al Punto Banco.

La storia si era subito rivelata complessa e la posizione di Ivey non è mai stata troppo in dubbio, tanto che il processo l’aveva visto sconfitto sia nella fase ordinaria nel 2014 che nel processo d’appello nel 2016, ma ora con questa sentenza della Corte Suprema il caso può considerarsi del tutto chiuso vedendo il giocatore ufficialmente penalizzato per aver utilizzato la tecnica “edge sorting” durante la giocata poi finita agli onori della cronaca.

L’edge sorting è una tecnica che permette di sfruttare a proprio vantaggio alcuni difetti di fabbricazione delle carte da gioco che Ivey ha applicato manipolando in qualche modo anche il comportamento del croupier stesso, questo spostando il contenitore delle carte ed anche inducendo il croupier a maneggiarle diversamente dal normale: una tecnica che in tutte le fasi del processo è rimasta in discussione come forma di cheating e che tale è stata confermata essere dalla sentenza della Corte Suprema.

La leva usata in difesa del casinò sta proprio sulla definizione di cheating e sul meccanismo su cui si basa l’edge sorting che alla fine è stato considerato tale pur venendo portato avanti “senza disonestà o senza l’intenzione di ingannare, ma semplicemente in base alle circostanze”.

Il risultato? Con buona pace per Phil Ivey e la sua battaglia legale, Mayfair Casino 1 – Giocatori 0.

Park Lane Club vs Juste Puharic

L’altra storia iniziata su di un tavolo verde e finita in tribunale che vede protagonista uno dei Mayfair Casino di Londra è quella che coinvolge il giocatore high roller croato Juste Puharic che nel 2016 ha sbancato il Park Lane Club con una vincita di quasi due milioni di dollari senza però essersi visto riconoscere il cash-back che si era visto offrire dalla sala da gioco prima di iniziare a puntare.

Come sono andate le cose? Secondo le cronache Puharic, giocatore esperto abituato a puntate fortissime, sarebbe stato convinto a sedersi alle roulette del Park Lane Club grazie ad un accordo speciale con il casinò: un cash-back dello 0,9% che gli sarebbe stato riconosciuto tanto sulle vincite quanto sulle perdite eventualmente ottenute.

Accordo chiaramente generoso che ha convinto Puharic a puntare la bellezza di $ 35,6 milioni durante la serata ritrovandosi alla fine con un attivo di $ 1,9 milioni al quale il cash-back pattuito doveva aggiungerne altri $ 320.000 abbondanti che però non gli sono stati più riconosciuti portando il giocatore su tutte le furie ed il casinò in tribunale.

A difesa del casinò i legali difensori hanno dichiarato che la proposta del cash-back non sia mai stata formalizzata e che sia comunque fuori dalla policy della casa da gioco riconoscerlo sulle vincite, ma le cose non saranno così semplici per il Park Lane Club, che lo scorso novembre si è visto anche sospendere la licenza per due mesi in seguito a sospetti sulla provenienza dei fondi utilizzati per l’acquisto della licenza stessa.

E quindi? A quanto pare ora Mayfair Casino 1 – Giocatori 1 e palla al centro.

Le Nostre Conclusioni

Insomma non si può dire che siano tempi particolarmente tranquilli quelli in casa Mayfair Casino, per il quale diverse “giocate” sembrano aver bisogno di un giudice per stabilire dove si sia “fermata la pallina”.

Quello di cui possiamo andare certi è che non sia una questione che riguardi solo la famosa catena, questo perché quando ci sono in ballo centinaia di migliaia di euro (se non milioni) ogni tanto è normale che le cose finiscano in contenzioso.

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