Ave Gioco! I divertimenti e l’azzardo degli Antichi Romani

Vi siete mai chiesti quali fossero i divertimenti degli Antichi Romani? Vi ha mai incuriosito l’idea che il gioco d’azzardo potesse appassionare le persone già più di duemila anni fa? Le radici di questa passione sono veramente molto antiche, più dei romani stessi in realtà, ma l’impero ha avuto il merito di “collezionare” tutti i giochi in giro per il mondo conosciuto diffondendoli al punto da farli arrivare (seppur modificati) anche fino ai nostri giorni.

Alea Iacta Est

Più o meno chiunque di noi, fosse anche solo come modo di dire del tutto in uno ai nostri giorni, conosce la formulazione “Alea iacta est” pronunciata da Giulio Cesare: una frase che i più nel linguaggio comune traducono con “il dado è tratto”, ma che in verità ha un significato ben più ampio che ben introduce questo nostro articolo.

La frase di Giulo Cesare non si riferisce solo ai dadi (che già la dicono lunga su quanto potesse essere comune usarli), ma più in generale a tutto quello che rimane appannaggio solamente del caso e dal quale in qualche modo dipendono le nostre sorti, ovvero il gioco d’azzardo.

La simbolicità di questa frase sta nel fatto che il gioco fosse talmente parte della cultura romana che il riferimento bellico sia stato fatto proprio scomodando l’imponderabilità legata al gioco d’azzardo, che a Roma era una vera e propria normalità al punto da dover venire regolato. Avete capito bene, la ludopatia esisteva già al tempo e toccava soprattutto le classi alte (che avevano di che giocare) collezionando anche esempi illustri: alla morte della sorella Drusilla pare che Caligola reagi giocando a dadi, mentre l’Imperatore Claudio ai dadi aveva dedicato un intero trattato, questo oltre ad aver dotato il proprio carro imperiale di una struttura apposita per poterci giocare anche tra i sobbalzi della marcia. Anche Augusto era morso dal gioco, al punto da offrire 250 scudi ad ogni invitato nel giorno del matrimonio di sua figlia Giulia proprio da investire nel gioco.

A differenza di oggi il gioco (almeno nella sua forma problematica) era però appunto legato ai ceti più ricchi e questo aveva imposto dei provvedimenti per evitare che famiglie di patrizi finissero in rovina perdendo fortune, circostanza che ne avrebbe causato una perdita dello status quo con relative ripercussioni sulla stabilità di tutta la comunità patrizia.

A che giochi si giocava?

Come abbiamo detto in precedenza uno dei maggiori meriti di Roma Antica è stato il suo “centralizzare” tante delle scoperte fatte nelle campagne di conquista, il che parlando d’azzardo ha avuto come conseguenza la diffusione di tanti giochi diversi. Quali erano i preferiti dagli Antichi Romani? Ve ne raccontiamo i principali qui di seguito.

Naturalmente i primi giochi di cui si hanno traccia sono anche i più semplici e, udite udite, sono entrambi giochi ad oggi esistenti: la morra, da giocare utilizzando combinazioni di dita, e “Testa o Croce”, o per meglio dire Caput aut Navia, un nome che si deve alla grafica delle prime monete romane di bronzo mai diffuse che rappresentava una divinità sul fronte ed una nave sul rovescio della moneta (parliamo dei IV Secono a.C).

Poi c’erano appunto i dadi, o Tesserae, realizzati in osso, avorio o vetro, e di gran lunga il più diffuso tra i giocatori d’azzardo del tempo: non si contano le varianti di dadi ritrovate negli scavi archeologici, tutti a sei facce ma delle forme e delle dimensioni più diverse. La verità è che i dadi arrivarono “già famosi” a Roma probabilmente dalla Grecia, una teoria del tutto supportata dalla presenza di questo gioco già nell’Iliade.

Forse ancora più antichi ed quasi altrettanto famosi erano poi i Tali, la denominazione romana degli Astragali: piccole ossa che in antichità venivano usate per le divinazioni, ma che sono poi diventate un gioco simile ai dadi ma con solo quattro facce a disposizione (sue erano inutilizzabili per forma) che venivano lanciati per ottenere il numero più alto.

Per concludere ci sono altri due giochi: il Latrunculi, vero e proprio progenitore degli scacchi basato su strategia e ragiongionamento, ed il Duodecim, che invece è in qualche modo l’antenato del Backgammon.

Le Nostre Conclusioni

Come abbiamo potuto vedere non solo nell’Antica Roma il gioco d’azzardo era una realtà, ma era anche una realtà così diffusa da essere di fatto parte della cultura popolare del momento, nonché “conquista” arrivata da un mondo passato del quale l’Impero Romano era stato capace di conservare e diffondere tutto quel che destinato a rimanere nel tempo.

Un percorso davvero affascinante che ci lascia con un’altra domanda ancora: che ne sarà per esempio del gioco digitale, dei casino online e del blackjack tra duemila anni? Diventeremo anche noi parte di questa evoluzione di giochi nati migliaia di anni fa o con l’epoca digitale tutto verrà rivoluzionato?

Massimo Tagliaferri
 

Massimo Tagliaferri è nato nel 1986 a Bologna ed ormai da anni vive a Milano, dove si è laureato in ingegneria informatica e lavora come programmatore. E' socio fondatore di MiglioriCasinoOnline.info, per il quale è anche responsabile di tutte le analisi tecniche, della realizzazione informatica del sito ed autore.